Daniele Del Nero                   “EGOLAND”             Installazione,video,disegni

 

Dal 4 settembre al 4 di ottobre 2008  da martedì a sabato dalle ore 16 - 19.00

LA FINE E L’INIZIO DI EGOLAND

 

<<Cos’è il linguaggio?>> chiede il bambino alla madre in Deux ou trois choses que je sais d’elle di Jean-Luc Godard, ottenendo in risposta <<Il linguaggio è la casa dove abita l’uomo>>; dunque oggi, immerso nel “complesso di strumenti che comunicano continuamente l’un l’altro”, l’uomo è privo di una dimora alla quale tornare, costretto a far funzionare il “blocco comunicante” del tecno-mondo. L’atto comunicativo ha permesso all’uomo di sopravvivere e di progredire; la disgregazione di tale atto è, forse, causa e premessa dell’estinzione dell’animale-uomo ventilata da Daniele Del Nero? Nei disegni l’artista sembra tentare di ricomporre le tracce di un sentiero evanescente; il percorso del segno lineare rappresenta la risposta personale e incerta al cortocircuito che non consente più all’uomo di penetrare con il linguaggio la coscienza e viceversa. Nel passaggio dal caos ineffabile del reale al territorio mentale di Del Nero, alcuni elementi mutano sembianza, divenendo nuova sostanza assimilabile alla serie di dati autobiografici che scorrono sulle tavole disegnate: codici genetici in corso di elaborazione dal risultato sconosciuto. Dal corpo bio-tecnologico la ricomposizione dei moduli cellulari si espande fino a contaminare la struttura mobile della città. A questo punto è necessario un punto di vista distaccato, una ricognizione dall’alto per individuare i meccanismi complessi del tessuto organico urbano e sociale. L’artista individua residui di energia espressiva sui reperti del post-umano - feticci dall’aspetto rassicurante e amichevole -, cercando di comprendere che cosa non ha funzionato. Angoscia e inquietudine inducono alla ricerca: come un biologo l’artista interviene nel sistema, destabilizzandolo e mettendone in crisi gli elementi costituitivi. Del Nero non sa quanto tempo gli resti prima della definitiva scomparsa di Egoland; quindi, provoca un cortocircuito controllato, accelerando la reazione indotta. Questo articolato processo scatena un’energia che rende percepibile, a sorpresa, diversi segnali: c’è ancora dell’empatia che si trasmette dal video sottoforma di battito pulsante. Sarà il cuore o un pixel?

Luca Bochicchio

M. Costa, Bloc communicant et esthétique du flux, in «Ligeia» 45-48, 2003, p. 84.