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Orange: Maya Zignone alla Galleria 44

 

14.01.-6.02.2010

 

 

Come ci comportiamo di fronte ad un ostacolo? Che rischi siamo disposti a correre per vincere le nostre paure, per sentirci accettati, per raggiungere uno stato di (artificiale) serenità? Quanto ci condizionano le miriadi di grafici che pretendono di tradurre in un rigoroso sistema cartesiano il nostro complesso modo di essere e di porci nei confronti del mondo, trasformando l’individuo, a dispetto della sua preziosa unicità, in una percentuale? Con l’installazione progettata per la Galleria 44, Maya Zignone ci invita a riflettere su questi temi e lo fa servendosi del medium a lei più congeniale: la luce.

Una luce blu, fredda e misteriosa, conduce ad una porta che si può attraversare o aggirare; una luce bianca avvolge le sfocate sagome “catturate” - sempre per effetto della luce - in una serie di fotografie di diverso formato: le più piccole sono racchiuse in preziose teche trasparenti per accentuare il senso di isolamento, di incomunicabilità in cui spesso capita di sentirsi galleggiare; le più grandi sono attraversate da neon colorati che imitano il tracciato di invasivi diagrammi per ricordarci che facciamo parte di un sistema sociale che non nutre alcun interesse per le persone in quanto tali, con i loro pensieri e le loro storie, ma solo in quanto potenziali elettori, consumatori o altro, e che cerca di capire come interpretarne e indirizzarne il comportamento.

Eppure, per molti, trovare la propria collocazione all’interno di qualsivoglia gruppo sociale è un traguardo: non raggiungerlo può creare disagio, condurre alla perdita della fiducia in sé, generare un profondo mal di vivere dal quale non è facile riemergere. Così, mentre il fascio di luce bianca di una proiezione fa scorrere su una parete un fiume di parole allarmanti, ricordandoci gli effetti collaterali riferiti da quanto mai veritieri “bugiardini” di psicofarmaci sempre più spesso somministrati e assunti come antidoto al malessere esistenziale, nella seconda stanza – l’installazione occupa due ambienti - un’altra luce, calda e rassicurante, ci invita a seguire un percorso diverso e a trovare in noi stessi la forza per liberarci dalle pastoie che ci tengono imbrigliati, ritrovare la libertà di esprimere il nostro essere uomo o donna al di fuori di ruoli imposti e codificati, riscoprire il nostro valore di individui. Alle pareti, altre piccole foto in sequenza ricostruiscono i movimenti di una danza, quasi un rito tribale, magico e propiziatorio, che echeggia e amplifica la carica energetica diffusa dalla spirale di luce arancione. Maya Zignone intende ricordarci che a nessuno è preclusa la possibilità di accedere a questo spazio ossia - fuor di metafora - di conquistare la libertà interiore e la consapevolezza di sé: grazie ad una telecamera che cattura la nostra immagine mentre ancora esitiamo di fronte alla porta, indecisi se varcare la soglia o aggirare l’ostacolo, Maya ci traghetta al di là delle nostre paure e incertezze e, ancora una volta attraverso un fascio di luce, ci porta nella dimensione del nostro possibile riscatto.

 

Paola Valenti