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Visioni iperrealiste di una città costantemente illuminata; esseri soprannaturali che irrompono nella quiete: è la Tokyo underground dipinta da Cerutti.
Le architetture monumentali e ariose, calibrate e armoniche, levigate dalle sfumature di sostanze come vetro, acciaio e luci al neon, vengono tradotte minuziosamente – fino, verrebbe da dire, all’ultimo pixel – con la tradizionale e secolare tecnica dell’olio su tela. Impossibile, guardando le opere preparate da Cerutti (Martigny – CH – 1977) per Galleria Studio44, non pensare a vere e proprie fotografie, realizzate in notturna, mentre la città è visibile in tutto il suo fascino, simile a una fortezza del XXI secolo.
In realtà, l’artista in Giappone non c’è mai stato, anzi, è lui a prendere spunto da immagini fotografiche di Tokyo per elaborarne una personale visione. Le tele restituiscono il dato reale in modo oggettivo e affidabile, al limite della riproduzione digitale, ma il procedimento manuale - colore e disegno - equivale ad un atto conoscitivo che esula dalla semplice riproduzione fedele di un’immagine data. Cerutti si inserisce in un ambito preciso della contemporanea ricerca figurativa: quella che analizza, parcellizza e restituisce la realtà, avvalendosi del supporto che i nuovi media digitali forniscono allo sguardo umano; la consapevolezza della possibilità di una nuova iper-definizione dell’immagine, porta l’artista a riprendere un confronto con essa, elaborando codici linguistici che sfruttano le possibilità offerte dal medium pittorico.
La ricerca di Cerutti viene integrata da altre contaminazioni: quelle della cultura popolare dei fumetti Manga e della loro presenza migrante fra televisione e carta stampata. I personaggi di Dragon Ball vivono la terza dimensione presenziando negli scenari urbani dipinti dall’artista; a loro agio, nel contesto culturale che li ha generati per il consumo globale, questi esseri fantastici - veri miti per migliaia di persone - si confrontano con lo spazio rappresentato e con l’osservatore esterno, instaurando un dialogo non più limitato al prevedibile mondo virtuale dei cartoni animati e delle animazioni. Che sfreccino in cielo circondati da onde energetiche, o che guardino una vetrina lungo il marciapiede, questi eroi d’altri mondi spiazzano lo spettatore per una ragione semplice, così palese da non risultare immediatamente chiara; i Manga giapponesi sono ormai diventati patrimonio culturale universale, esteso a tutta la società globalizzata, essi non abitano e non vivono le nostre strade ma combattono, si sfidano e soffrono in scenari fantastici, i quali rappresentano il simulacro delle nostre coordinate mentali immaginative. Nei quadri di Cerreti, noi vediamo questi personaggi agire in un ambiente familiare e riconducibile ad un momento storico preciso: quasi non li riconosciamo, non sappiamo se hanno o no perso i loro poteri. Ulteriore processo che provoca in chi li osserva una sorta di spiazzamento, è il fatto che gli eroi dei fumetti non sono rappresentati in un generico spazio urbano, ma a Tokyo: culla della cultura che ne ha permesso l’esistenza.
Ecco allora sorgere una domanda: sono davvero eroi universali? In noi avanza il sospetto che anche questi esseri perfetti siano in realtà attori consapevoli di una scena; forse anch’essi si inseriscono con agio nella nostra multimediale società, tanto da fare ritorno, di tanto in tanto, come comuni cittadini giapponesi, nella loro terra d’origine? Dopo tutto, per quanto ne sappiamo, il Giappone resta, anche oggi, l’indiscusso impero d’Oriente, dal fascino misterioso e criptato.
Luca Bochicchio |
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Marco Cerutti
Tokyo undergroundinaugurazione giovedì 15-03-2007 ore 18.00 dal 15-03-07 al 01-04-07 aperto da mercoledì a domenica dalle 16.00 alle 19.00
Comunicato stampa + intervista |

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intervista a Marco Cerutti, di Luca Bochicchio
quando è nata la tua ricerca sugli scenari urbani giapponesi? più o meno quattro anni fa. L’incontro con le immagini metropolitane è avvenuto attraverso un libro fotografico su Tokyo, acquistato casualmente sulle bancarelle del Balön (il grande mercato dell’usato di Torino); da quel momento ho iniziato ad ammirare quel mondo e a sognare di far letteralmente uscire dai fumetti e dai cartoni i personaggi, per permettere loro di invadere l’esistenza reale. Un po’ come nel film Chi ha incastrato Roger Rabbit, come ha notato la critica Maria Grazia Torri
quindi il fumetto Manga è entrato da subito in questa ricerca, avevi già un rapporto privilegiato con i fumetti? la passione per il fumetto è innata: da bambino, appena imparato a leggere, giravo i mercatini dell’usato in cerca di copie di Topolino per la mia collezione; poi, col passare degli anni, mi hanno appassionato i più svariati generi: dalle collane Bonelli, ai grandi autori italiani, prima, e internazionali, poi, in particolare quelli argentini. Poi, negli anni ’90, è iniziata l’invasione anche in Italia dei fumetti Manga…
come mai hai scelto proprio Tokyo per ambientare le tue opere? dovendo muovere dei personaggi giapponesi nel mondo reale, quale città meglio della capitale del Giappone, così ricca di immagini forti, colorata dalle mille luci delle insegne, per inventare storie di buffi omini che si trovano immersi nel traffico fluviale della metropoli o di enormi mostri sempre intenti alla conquista del pianeta? Ultimamente irrompono nelle mie tele donne fatali, sexy, talvolta in abiti succinti, che tentano di provocare gli abitanti del mondo reale
come mai in alcune tue opere i personaggi Manga figurano insieme a veri esseri umani così poco caratterizzati? non sono gli uomini gli attori protagonisti, sono piuttosto delle comparse, quindi diciamo che non hanno troppa importanza per me, anche se, ultimamente cerco di farli interagire con gli esseri fantastici
dove prendi le immagini a cui ti ispiri? inizialmente erano rubate casualmente da libri o dal web, mentre da un po’ di tempo ho cominciato a prendere le immagini dal sito deviantart, che ha il vantaggio di poter contattare direttamente gli autori delle foto. In questo modo nasce una sorta di interessante collaborazione, in quanto io chiedo il permesso di usare le foto a numerosissime persone da ogni parte del mondo, le quali hanno in comune il fatto di avere immortalato Tokyo. Risultano così punti di vista molto diversi che io elaboro, secondo il mio gusto estetico e mentale; è come se avessi una schiera di collaboratori di tutte le nazionalità senza mai avere incontrato né loro né Tokyo. Poi le immagini delle mie opere vengono pubblicate su deviantart con un link che rimanda all’immagine originale, in modo da poter conservare un raffronto
sei autodidatta, potresti sintetizzare gli stadi della tua ricerca artistica? come sei arrivato a questo tipo di disegno e di pittura? non ho mai eseguito studi in ambito strettamente artistico, da questo punto di vista sono completamente autodidatta. Ho frequentato il Liceo Scientifico dove me la cavavo col disegno tecnico ma non con quello artistico, poi un corso di tipografia e uno di web design: grazie a queste tecnologie ho trovato il modo di ovviare alle mie carenze. In un periodo in cui avevo lasciato la scuola ho iniziato a dipingere autoritratti, molto gestuali, impulsivi. Col senno di poi credo si trattasse di un modo per iniziare a maneggiare i colori ad olio. Circa dieci anni fa realizzavo delle tele con colori invisibili alla luce naturale, i disegni si materializzavano quando illuminavo le tele con la luce di wood; questa tecnica l’ho abbandonata presto ma, riprendendola, sono arrivato finalista all’edizione 2006 del concorso Diesel Wall. Poi, appunto, quattro anni fa l’incontro con le immagini metropolitane…
qual è il momento più difficile o delicato nella realizzazione di una tua opera? non ci sono particolari momenti difficili, posso dire che c’è sempre una grande ricerca nell’accoppiare il personaggio allo scenario, per trovare sempre una soluzione narrativa plausibile. Quando sono sereno, tipo mentre dormo, mi capita di avere la folgorazione e di immaginare la scena; a quel punto corro a cercare gli “attori” e le “scenografie” per realizzarla
come hai conosciuto Genova? avendo una nonna che sta ad Alassio, mi è capitato fin da bambino di passare di qua
che rapporto hai con questa città? e con la città in generale? la città in generale mi affascina; Genova in più ha tutti questi carruggi, dei quali mi impressiona il continuo flusso di gente di ogni nazionalità, il perenne scambio interculturale
che ruolo ha nella tua ricerca la tecnologia digitale? fondamentale: parte tutto da lì. Comincio da immagini che si trovano sul web, le elaboro con photoshop e sempre con il programma inserisco i personaggi. Poi però lavoro con pennelli e colori: l’olio per me è un mezzo classico con cui rappresentare soggetti nuovi e moderni preparati al computer
che rapporto hai tu, umanamente, con la tecnologia? ne sono abbastanza affascinato, se non fosse per la questione prettamente economica sarei anche fanatico
quindi il marchio “paranoic” al posto del “panasonic” in una tua opera esposta non ha funzione critica… no, è piuttosto una scelta ironica che trovo si adatti al clima di quel quadro
quali progetti per il futuro? sto sperimentando interazioni multimediali tra pittura e video, ho già realizzato un lavoro in tal senso e intendo proseguire anche in questo ambito, tempo permettendo |
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