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Anna Cosulich & Oscar Colombo |




L’importanza di chiamarsi Colombo (Mikage)...Kaneda...e…Intervista ad Anna Cosulich e Oscar Colombo. Con la partecipazione di Michele Fiore.
Martina Starnini: Iniziate a raccontarci come vi siete conosciuti… Oscar Colombo: Ci conosciamo di vista da anni.. Anna Cosulich: Mi sembra che tutto sia iniziato da una tua mostra circa sei, sette, sette e mezzo anni fa. Io volevo comprare un tuo quadro, una donna seduta, ma ci sono riuscita tempo dopo...tra l‘altro ho scoperto solo in seguito che dietro quella donna c‘è un uomo.
M: Com’è nato e si è sviluppato il lavoro? O: Volevo fare una mostra nel suo negozio di vestiti (Lo Spaventapasseri), poi ho visto i suoi pupazzi, mi sono piaciuti molto e ho pensato di fare una mostra con lei. In pratica le ho imposto l’idea.
M: L’importanza di chiamarsi Colombo (Mikage)...Kaneda...e… O: L’idea è nata pensando all’allevamento di piccioni di mio zio, se li tiene buoni, li coccola....e poi li ammazza e se li mangia. Si, questa cosa che ci stia dietro e poi ci sì strafoghi. Poi, Mikage è il soprannome da battaglia di Anna, Kaneda invece è il nome del pupazzo.
M: Anna, cosa ha aggiunto Oscar al tuo lavoro e viceversa? A: Il nostro lavoro è molto diverso, non è paragonabile. Fino a quando Oscar non mi ha proposto questa collaborazione non avevo mai pensato di fare qualcosa di propriamente artistico. Oscar ha dato il via a qualcosa che probabilmente covava in me. O: Anna non da il giusto valore a questa parte del suo lavoro, è più un hobby. Invece io mi sopravvaluto. Mi piaceva il suo rapporto con le cose, lei crea perché le piace ma non lo esibisce, al contrario io lo faccio per esibirlo.
Michele Fiore: Non ci credo. O: Vabbhè, è un po’ esagerato però ci sta bene!
M: La musica per Oscar ha sempre un ruolo fondamentale, soprattutto i Radiohead, questa volta? La collaborazione ha portato ad una colonna sonora diversa? O: Questo lavoro non è molto musicale, è più sonoro: il rumore della macchina da cucire, di ditali che cadono, di stoffe… A: Non mi ha costretto ad ascoltare i Radiohead!
M: Genova, cosa vi ha dato, cosa vi da? Cosa significa per voi lavorare in una città un po’ di provincia? O: Questa mostra e quella che inaugura l’8 marzo allo Spaventapasseri, saranno le ultime…questa città non paga. Non posso pensare il mio lavoro senza Genova, qui ho iniziato a dipingere e faccio l’artista perché sono cresciuto qui. Se fossi nato a Milano, probabilmente non avrei fatto l’artista. Genova ti dà gli stimoli ma non ti permette di lavorare. (Gli suona il cellulare, lo tira fuori dal fondo dei pantaloni e sì allontana…) A: Sono affezionatissima a Genova ma ogni tanto bisogna andare fuori per resistere a vivere qui. Io ho la fortuna di viaggiare molto per lavoro, perché a volte manca l’aria.
M: Tra l’altro Lo Spaventapasseri è nato in tempi assolutamente non sospetti, quando ancora non esisteva a Genova nulla di simile… Mi ricordo una decina di anni fa un negozietto piccolo piccolo alla Maddalena… A: Si, il negozio è stato più di un esperimento, una pazzia, quando eravamo ancora abbastanza giovani da potercelo permettere. Ora va bene ma è stato difficilissimo.
M: Un ultima domanda sui vostri pupazzi. Sono tutti fatti con stoffe bianche e nere. O: La scelta dei colori è quasi un caso, abbiamo lavorato assieme ed è venuto così.
M: L’ultima mostra a Genova di Oscar quindi si terrà all’interno del negozio di vestiti artigianali Lo Spaventapasseri? A: Si, inaugurerà l’8 marzo, sarà una mostra di dipinti di Oscar, probabilmente li esporremo nelle vetrine, ma non abbiamo ancora deciso con precisione l’allestimento. |
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